Questa settimana vorrei dedicarmi a parlare dei disturbi ossessivi compulsivi in riferimento ai bambini. Manie, rituali, idee fisse… una realtà patologica che sta crescendo in modo drammatico e che spesso si ritiene (a torto) che interessi solo gli adulti.

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Qualche tempo fa si è presentata in studio una mamma in terapia da anni da un collega. “Sono una DOC“, ha detto quasi con orgoglio e nel ripeterlo consolidava la sua fragilità nascosta dietro un’etichetta. Il dramma è che suo figlio di 6 anni era già “vittima designata” di disturbi ossessivi molto particolari.

Tutti i bambini hanno le loro manie (riti per l’addormentamento, ad esempio) o delle piccole fissazioni (vedere e rivedere senza mai stancarsi il medesimo cartone animato): comportamenti normali e persino necessari al loro sviluppo. Ma se ossessioni e manie invadono la loro vita quotidiana, rendendoli prigionieri dai propri gesti e pensieri, sorge allora il dubbio del famoso DOC ossia disturbo ossessivo compulsivo.

Che si abbiano 5 o 30 anni, i sintomi sono i medesimi e sono di due tipi: compulsivi e ossessivi. Le compulsioni, cioè il bisogno imperativo di ripetere un rituale (gesto, azione) più volte di seguito, si riferiscono all’ordine, alla pulizia, al lavaggio, alla verifica o ancora alla ripetizione di certe parole, di formule specifiche quasi magiche,  di serie di cifre.

Le ossessioni si focalizzano sulla perfezione, la simmetria, l’ordine, la religione, la paura della contaminazione o della malattia. Occorre sapere che i bimbi hanno in media otto ossessioni e cinque rituali… e che possono cumulare fino a venticinque DOC diversi!

E’ il caso di una bambina, che si deve lavare le mani dieci volte di seguito e che non deve toccare nessuno per paura di dover ricominciare, che verifica se non mancano pagine ai suoi libri e che, avendo paura che muoia la mamma, fa sempre tre volte il segno della croce nella sua direzione senza essere vista. Se uno se ne accorge, deve ripetere il rituale… e potrebbe doverlo ripetere cento volte di seguito.

Oppure vi posso citare il bambino che prima di bere con il brick e la cannuccia ha un suo rituale gestuale, le sue richieste di conferma dalla mamma, ha “paura” di fare i suoi bisogni nel water per colpa del rumore (e quindi li fa a sei anni ancora nel pannolino richiesto al momento opportuno).

Il problema è che passano spesso anche dodici anni tra l’insorgenza di un DOC e la sua diagnosi. I genitori ignorano, in effetti, che si tratta di una malattia dalla quale si può guarire, spesso pensano che il bambino abbia un carattere particolare, che si tratti di una fatalità o che sono stati troppo lassisti, indulgenti… Niente di questo!

A volte il bambino stesso si accorge di avere manie e ossessioni, ma non ne vuole parlare per paura di essere considerato “pazzo” dai grandi. Risultato: gli uni e gli altri, genitori e figli, nascondono la realtà dei disturbi che vivono entrambi con vergogna.

Vedremo la prossima settimana come cercare di aiutare gli uni e gli altri.