Purtroppo non possiamo essere esaurienti in materia e sappiamo quanti altri dubbi sulla sessualità dell’adolescente abbiamo in testa. Ecco ancora un esempio da aggiungere a quelli esaminati nelle scorse settimane:

  • Se penso che mio figlio sia troppo giovane per avere un rapporto, ne parlo con lui?

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Qui dobbiamo sottolineare che tuttora permane, nell’immaginario collettivo e (di conseguenza) nell’educazione, una grossa differenza tra il figlio e la figlia. Tutti i genitori temono molto di più il primo rapporto della femmina: il padre perché è geloso di sua figlia, la madre perché più consapevole dei rischi emotivi e fisici che non vuole far correre alla sua adolescente.

Un grosso rischio, da parte della madre, è quello di riversare sulla figlia il proprio vissuto, il proprio sentire. Tende allora a confrontarsi, credendo di mettersi nei panni della loro bambina oppure non volendo sentire niente in merito, manifestando la massima disapprovazione di fronte all’eventualità del primo rapporto. Teniamo conto che i ragazzi conoscono bene la cultura familiare e sanno “che aria tira“. Il carattere individuale dell’adolescente gli permetterà di vivere la sua vita, andare per la sua strada al costo di ribellarsi alla famiglia o invece di assecondare pienamente quella che è stata l’educazione familiare e religiosa ricevuta, i valori che sono stati privilegiati. Ricordiamoci che c’è una via di mezzo: il petting. Si può, se si vuole, non perdere la verginità pur scoprendo il piacere dei sensi nel dare e ricevere. E’ giusto dare valore all’atto sessuale che non deve essere considerato alla leggera bensì in tutto il suo significato. E’ giusto far capire bene la distinzione tra “fare l’amore” e “fare sesso”. Cerchiamo di non imporre niente in merito, bensì di guidare i ragazzi su questo nuovo camino, la sessualità. Questo vale sia nei confronti del maschio sia della femmina e non è detto che sia giusto che il primo debba o possa iniziare prima dell’altra.

E’ tutta questione di testa e smettiamo di pensare che i bisogni dei ragazzi siano più impellenti di quelli delle loro compagne. Sappiamo tutti che l’età del primo rapporto si è abbassato per una maggiore libertà delle ragazze che possono facilmente fare uso di contraccettivo. Non si può parlare di un età “normale” per iniziare questa esperienza ed ogni caso è particolare. Il ruolo della madre (e direi dei genitori) è di affiancare sempre gli adolescenti rispettando la loro vita intima, non decidendo e non giudicando. Se i figli decidono di fare questo passo a 13 anni, in effetti molto giovani, chiediamoci piuttosto il perché abbiano provato questo bisogno di colmare un vuoto affettivo o di farsi accettare. Al massimo si può aprire una porta tra madre e figlia/figlio per approfondire bisogni e necessità nascosti senza lottare contro i sentimenti dell’adolescente. Ricordiamoci che le ultime statistiche italiane ed internazionali dicono che un quattordicenne su cinque ha già avuto rapporti. Le ragazze affrontano con maggior disinvoltura e consapevolezza questa esperienza, perché riescono a parlare con un ginecologo, mentre i maschi si tengono informati tra amici e con il web o la TV. Loro tendono a snobbare gli anticoncezionali nel 43% dei casi. Il 90% degli adolescenti è stimolato proprio dalla televisione, che fa parte integrante della loro cultura e che propina tanti programmi sessualmente espliciti. Il cellulare permette di trasmettere messaggi erotici e foto esplicite, internet fa il resto, dalle chat alle vendite di droghe per migliorare o garantire le prestazioni anche dei minorenni!

Ho incontrato un ragazzo di 18 anni che prendeva il Viagra su internet da 3 anni per paura di andare in bianco! Non aveva mai provato senza: è venuto da me su ordine della sua ragazza che l’ha scoperto e non ha tollerato questo “tradimento”.

I genitori hanno, quindi, un compito solo: cercare di capire che cosa spinge un adolescente a fare il primo passo (si sente veramente di tutto…), aiutandolo a gestire quella che è spesso un’ansietà di fondo da anestetizzare attraverso il sesso. Una forma di auto-affermazione e di libertà.